Il Metodo Tomatis è il capostipite di un insieme di tecniche pedagogiche e terapeutiche che sfruttano la relazione tra i suoni e l’essere umano. Caratteristica di questi metodi è l’utilizzo di apparecchi elettronici che allenano e modificano l’ascolto. Si utilizza della musica che viene modulata e filtrata elettronicamente, mentre la si ascolta in cuffia. In alcuni casi sono previste anche sessioni attive, in cui si fa un lavoro focalizzato sull’ascolto della propria voce, utilizzando l’apparecchiatura ed un counselling specifico.

Questo procedimento, protratto nel tempo, induce dei cambiamenti significativi che non si limitano all’ambito uditivo e fonatorio. Piuttosto, si può dire che questi metodi sfruttano l’orecchio come via d’accesso alla persona, ottenendo degli effetti globali: i campi di applicazione spaziano da alcuni disturbi psichici e somatici allo sviluppo del linguaggio, ai problemi dell’apprendimento, alla pedagogia musicale, alle lingue straniere.


Può sembrare strano che migliorare l’ascolto possa produrre una tale varietà di benefici. Lo è meno se si pensa ad altre tecniche che partono dalla percezione e dalla consapevolezza corporea per ottenere, nel tempo, effetti di benessere generale. Il principio alla base è quello della neuroplasticità: il nostro sistema nervoso è in grado di adattarsi, di imparare, molto più di quanto si pensasse alcuni decenni fa; basta creare le giuste condizioni e gli stimoli adeguati perché possa farlo. In questo caso si sfrutta un canale d’accesso, l’orecchio, che è una via privilegiata.

Può essere utile ricordare che l’ascolto – come la percezione in genere – è un processo attivo, che non si limita all’apparato uditivo ma coinvolge la persona intera. Non siamo recettori passivi di suoni, ma li scegliamo, li selezioniamo in un modo coerente, che dipende molto da abitudini consolidate. Aprendo la nostra percezione del mondo sonoro, rendendola più ricca e articolata, si modifica anche la percezione di noi stessi, a partire dalla nostra voce; si riescono a cogliere e differenziare meglio i suoni della lingua parlata e della musica, ma non solo: il mondo stesso diventa più complesso e interessante.

Il panorama si amplia ancora di più se consideriamo che i suoni non sono altro che il nostro modo di percepire le vibrazioni, cioè movimenti oscillatori molto fini. L’orecchio – considerato nel suo insieme di componenti uditiva e vestibolare – è un apparato che serve a cogliere i movimenti, dai più grossolani ai più fini.

Alfred Tomatis

Alla luce di queste considerazioni si comprende meglio l’importanza dell’orecchio, e quindi anche la portata del Metodo Tomatis e dei suoi derivati. Il pioniere in questo campo è stato Alfred Tomatis (1920-2001), un otorinolaringoiatra francese a cui si devono alcune intuizioni geniali sull’ascolto umano, nonché l’invenzione del primo apparecchio modificatore dell’ascolto: l’Orecchio Elettronico. La sua eredità di conoscenze e pratiche, nota con il nome di Audiopsicofonologia, è stata raccolta e sviluppata in modi diversi, soprattutto nel mondo francofono. A mio avviso, il contributo più importante ad integrazione del lavoro di Tomatis è quello del Dr. Bernard Auriol, psichiatra di Tolosa (Psychosonique). Altre tecniche affini al Metodo Tomatis sono per esempio l’AIT (Auditory Integration Techniques) del Dr. Guy Berard e il Metodo Hipérion (Dr. Jean-Michel Issartel, Dr. Nico Milantoni).

Il Metodo Tomatis viene applicato in molti centri abilitati in tutto il mondo. I professionisti che lo usano hanno ricevuto una specifica formazione ed una licenza per applicarlo nel proprio ambito di competenze. Ecco qualche esempio delle sue applicazioni in ambito clinico integrato:

  • Tutti i casi (bambini, adolescenti, adulti) di chiusura relazionale problematica: ritiro di origine depressiva, fobia sociale, schizoidia, autismo
  • Disturbi dell’attenzione, dell’apprendimento e del linguaggio
  • Disturbi d’ansia, anche accompagnati da componente somatica
  • Burnout lavorativo, stress
  • Depressione
  • Affaticamento cronico
  • Insonnia
  • Come propedeutica o in associazione alla psicoterapia: quando è difficile la verbalizzazione, come catalizzatore di cambiamento, per favorire la consapevolezza di sé
  • Sindrome di Ménière e acufeni
  • Paralisi di Bell (n. facciale)