La Fobia Sociale è la forma estrema della timidezza. A differenza di quest’ultima, si può definire una condizione patologica, in quanto limita fortemente se non del tutto le relazioni sociali. L’ansia di cui soffrono queste persone si manifesta in modo importante, fino ad arrivare all’attacco di panico, e le porta ad evitare di esporsi con altre persone. Se questa condizione è particolarmente grave e si protrae a lungo, può portare al ritiro sociale, alla depressione e ad un peggioramento della salute in generale.

Le occasioni tipiche in cui la fobia sociale si manifesta sono parlare in pubblico, partecipare ad una riunione, o anche semplicemente esprimere la propria opinione in presenza di alcune persone, presentarsi a sconosciuti, talvolta anche scrivere o mangiare con gli altri.

Di solito si innesca un circolo vizioso, per cui mostrare segni di imbarazzo (arrossire, sudare profusamente, avere la voce tremante o strozzata, manifestare un comportamento impacciato) nonostante il tentativo di mascherarlo, amplifica la vergogna che deriva principalmente da un autogiudizio negativo (“che figura sto facendo”).

Un approccio integrato per la persona che soffre di fobia sociale, può includere i seguenti strumenti:

  • La psicoterapia può favorire innanzi tutto una maggiore consapevolezza di cosa succede negli episodi di ansia sociale. La comprensione di sé, attraverso l’esperienza con lo psicoterapeuta, permette di accettarsi di più e di interrompere il circolo vizioso della vergogna. La terapia della Gestalt, che si focalizza sull’esperienza nel qui e ora, è particolarmente efficace nel favorire questo processo di integrazione. Riuscire, un po’ alla volta, ad esprimersi nello spazio protetto della relazione terapeutica, permette di acquisire una maggiore sicurezza.
  • Il Metodo Tomatis serve a ridurre l’ansia e a migliorare l’espressione di sé, in particolare l’espressione vocale e linguistica. Ha il vantaggio di essere una tecnica mediata dalla musica e da un’apparecchiatura, che quindi non richiede la verbalizzazione. E’ particolarmente indicato quando la fobia sociale ostacola molto la relazione terapeutica, rendendo difficile una psicoterapia. Spesso può essere una buona preparazione alla psicoterapia.
  • E’ opportuno distinguere le condizioni ansiose più invalidanti da una semplice timidezza, così come da altre condizioni patologiche o aspetti caratteriali. La depressione, per esempio, si accompagna spesso ad una componente ansiosa e ad un maggior ritiro sociale. La valutazione di questi aspetti diversi si può completare con una consulenza diagnostica, che eventualmente si avvale anche di test specifici.
  • In alcuni casi può essere utile un supporto farmacologico, costituito di solito da un ansiolitico e/o un serotoninergico. E’ un aiuto che naturalmente non basta da solo, altrimenti è solo un rimedio sintomatico, ma ha senso nel contesto di un percorso terapeutico integrato.