Il mio approccio terapeutico è essenzialmente esperenziale e dialogico nella pratica, mentre al livello teorico mi considero un eclettico. Sono favorevole, infatti, all’utilizzo di diversi modelli teorici, dai quali attingere di volta in volta per poter pensare al paziente e al processo terapeutico. Personalmente ho esperienza con il modello psicodinamico, che è quello che ho conosciuto maggiormente durante la specializzazione in psichiatria, anche se mi sento più in sintonia con il linguaggio sistemico e con gli approcci ad esso affini.

Fritz Perls

Riconosco nella Psicoterapia della Gestalt la mia “scuola” d’appartenenza. Ne ho fatto esperienza per cinque anni con Barrie Simmons, e in seguito ho partecipato a seminari formativi con altri terapeuti; tuttora sto continuando a formarmi in questo approccio, che attualmente ha come principale riferimento Claudio Naranjo. Si tratta di un modo di fare psicoterapia, inizialmente sviluppato da Fritz Perls, che non si basa sull’applicazione di una teoria, ma sull’esperienza diretta. Quello che Perls proponeva era principalmente una serie di esercizi, tecniche di immedesimazione, trucchi se vogliamo, il cui scopo era quello di favorire la consapevolezza vissuta nel presente, e la libera espressione di sé.


Tra gli strumenti che utilizzo, per esempio, ci sono alcune tecniche immaginative ed esercizi di immedesimazione tipici della Gestalt, che integro con le mie competenze di ipnosi Ericksoniana. In terapia si può far uso non solo delle parole, ma anche dell’espressione non verbale, del movimento, delle sensazioni corporee.

Comunque non sono le tecniche l’essenza di questo stile terapeutico: come dice Claudio Naranjo, in psicoterapia le tecniche sono solo l’occasione – sia per il paziente che per il terapeuta – per esprimere un certo atteggiamento che costituisce il vero lavoro. Il terapeuta possiede una certa competenza in questo atteggiamento, che si può descrivere con l’essere presenti e mantenere l’attenzione focalizzata sul qui e ora.

Quello che mi interessa ottenere in psicoterapia è che il paziente sperimenti qualcosa di nuovo nella relazione, che integri parti di sé, che divenga più consapevole di come si manifesta con gli altri e che possa, invece, scegliere di esprimersi.